Poteva andar peggio: poteva piovere

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Se una notte d’inverno Marco ha la febbre

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Oggi avevo quasi trentanove di febbre. Questa la missiva che ho ricevuto da Alessandro, amico, coautore di questo blog e lettore di Calvino (nel caso non si fosse capito). Marco

Chiudi il computer, sdraiati, bevi un the, stai per iniziare il nuovo libro di Italo Calvino. Forse ti stupirai di questo fatto, visto che Calvino è morto. Ma non devi, tranquillo, è solo un’allucinazione data dalla febbre. In realtà quello che stai leggendo è il nuovo libro di Federico Moccia “Ho voglia di the”, un dramma adolescenziale a base di the verde del Darjeeling. No, il vapore del tuo the ti confonde, non è nemmeno Moccia. Non sarà forse il nuovo giallo di Camilleri? “Tutti pazzi per Montalbano”. Sì, è certamente quello: un omicidio, un accento siculo che vibra nell’aria e quella tipica scrittura da vecchio fumatore. Ancora una volta, però, il fumo del tuo infuso ti annebbia la mente. Non stai odorando il fumo delle sigarette di Camilleri, no. Stai leggendo il nuovo malloppazzo (sic nel retro di copertina) di Dan Brown. Vedi congiure ovunque, pensi che il the che stai bevendo è in realtà il misterioso the dell’apocalisse portato dai Maya per distruggere il papa con una bomba atomica di ultima generazione che non era ancora stata inventata all’epoca dei Maya. Forse la persona che hai di fronte a te è Maria Maddalena? No, è tua madre, quindi non è Dan Brown quello che hai in mano.

Ma allora cos’è? Che sia davvero Italo Calvino? No, non può essere. Si, forse è lui, è solo rilegato in maniera diversa. Eh, quelli degli Oscar fanno il restyling. Ma che romanzo è? Ma è un romanzo? Ma quello che mi sta guardando allo specchio sono davvero io? Io, Marco De Rossi. Si, dai, con quei capelli ricci, gli occhi chiari. No, ma aspetta, i baffi io non li ho mai avuti, e quel monosopracciglio non mi è per niente familiare. Marco, davvero sei tu, guarda bene, dietro quel naso enorme, sei tu. Non ti ricordi? L’operazione al viso per assomigliare a Groucho? Ah già, sono io. Ma ne sei sicuro? Ma poi tu chi sei? Chi sono io? Io? Dovresti preoccuparti più del fatto che stai parlando da solo da circa una ventina di righe. Non importa chi sono, ma in questo momento sta andando il dvd di Matrix, quindi devi scegliere, pillola rossa o blu, non mi ricordo quale delle due fa dimenticare e quale no, ma tu provane una. No, non spegnere la tv. Non puoi spegnerla, lei ritorna sempre accesa. Domandati infatti chi l’abbia accesa. Sono stato forse io? No, e tu invece? Marco, Marco?

Ricominciamo da capo. Spegni il computer, sdraiati, bevi un caffè. Stai per cominciare il nuovo romanzo rosa di Lucia Annunziata. Ma lei è una giornalista. Bravo Marco, vedi che la febbre non ti ha ancora abbattuto del tutto. Ma, mi dispiace contraddirti, Lucia Annunziata in questo mondo ha scritto un romanzo rosa: “A me mi piace di qualidà”. In questo mondo? Si, Marco, in questo mondo. Nel tuo e nel mio mondo. Dove tutto può accadere. Benvenuto a Eurodisney, dove i sogni si avverano. No, scherzo, non sei a Disneyland. La realtà è molto peggiore! Già, perché sei allucinato, hai la febbre, vedi doppio e parli da solo da qualche minuto. Io sono qui, qui nella tua testa e tu dove sei, Marco?

Alessandro Cane

Scritto da Alessandro

gennaio 29, 2012 alle 22:31

Pubblicato in Attualità, Racconti

Serve fare l’università per diventare imprenditori di successo?

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Marco Massarotto su Twitter si fa questa domanda, citando come fonte anche questo link.

Provo a modellizzare la mia opinione. Il successo imprenditoriale finale è una funzione non lineare di input che non sono perfetti sostituti, e che potremmo elencare semplificando come A) mesi passati a studiare all’università B) inclinazione mentale e predisposizione derivanti da DNA C) educazione in famiglia e contesto D) vitalità della comunità e del venture capital locale + facilità di accesso al credito.

Inserendo anche l’elemento valore atteso della fortuna E[F] e un premoltiplicatore k, ci ritroviamo ad avere davanti un oggetto con questa forma:

La risposta easy è quindi che nessun fattore è fondamentale (università inclusa), ma che ogni fattore vicino allo zero deve essere compensato pesantemente da altri fattori. E quindi in realtà è più facile che diventi imprenditore di successo uno che un po’ di università se l’è fatta (può non averla finita, come i soliti casi noti).

Quello che però mi sembra interessante, e dopo qualche anno di economia ne sono davvero convinto, è che quello che ti serve per fare l’imprenditore all’università (nelle facoltà cioè di economia, legge o ingegneria gestionale) lo impari in pochissimi esami. Un anno basta e avanza. Quello che mi è servito del mio percorso, ad esempio, è: bilancio, matematica finanziaria, microeconomia. E un po’ di diritto.

Detto in altri termini. La u del modello sopra è piuttosto bassa. E quindi il fattore A (mesi passati all’università) ha rendimenti pesantemente decrescenti rispetto al risultato imprenditoriale finale.

Mio modesto parere. Poi magari mi dimostrerete che il grande salto di y lo si fa passando dal quinto al sesto dottorato!

Marco

Scritto da Marco

gennaio 17, 2012 alle 11:00

Pubblicato in Attualità

A Beethoven e Sinatra preferisco l’insalata

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Ebbene sì. Mi piace l’insalata. E cioè: accozzaglia di cose senza capo. E nemmeno coda. Ecco quindi frasi e oggetti senza nessuna correlazione trovati in giro.

Io sono stato Omero; tra breve sarò Nessuno, come Ulisse; tra breve sarò tutti: sarò morto. (da L’immortale, Aleph, J.L. Borges)

“It’s easier to imagine the end of the world than the end of capitalism.” (Frederic Jameson)

Al Presidente della Banca Centrale Svizzera fanno le pulci. Vien da ridere.

Secondo Mantellini (Massimo) la mutazione di Wired Italia in un para-puttanaio è completata. Sarà vero?

Einaudi fattura circa 50 milioni all’anno. Non di più. Il Gruppo24Ore, tanto per fare un esempio, fattura 10 volte tanto.

Svelato il mistero classico del Giovane Holden, e cioè quello su cosa facciano le anatre di Central Park durante l’inverno, quando il lago ghiaccia. Qui la risposta.

Malpensa ha soltanto due piste da cui decollare / su cui atterrare. Ogni pista è lunga circa 2,5 km.

Da quanto esiste Windows 7, Microsoft ne ha vendute 400 milioni di copie.

Il più basso dei Watussi è alto due metri.

Quando la vita imita l’arte. Flashmob al Louvres (se non sbaglio):

A New York l’acqua San Pellegrino è di moda (come bene di lusso). La trovi nei menù, tra le birre e i cocktail, a non meno di otto dollari.

Loredana Lipperini ripubblica la famigerata lista degli editori a doppio binario (a pagamento e non). Chi l’aveva pubblicata prima era stato minacciato e costretto a toglierla. Brava Loredana.

A leggere qui, l’Agenzia delle Entrate ha “un numero massimo di mail ricevibili”.

Nel 2002 IlSole24Ore diffondeva più copie del Financial Times (oltre 400 mila).

Ecco un modo elegante e paraculo con cui Coca Cola concludeva accordi di esclusiva (pratica illegale) con i venditori al dettaglio. Il contratto diceva: “Coca Cola products will occupy a minimum of 100% of total soft-drink space”.

La mamma delle notizie idiote è sempre incinta. E forse anche il papà e lo zio. Qui addirittura: “Fa sesso con una pigna e finisce in ospedale”.

Nuovo libro di Riotta. Sia nella recensione di Luzzatto, sia in quella di Christian Rocca, non si capisce assolutamente niente di cosa sia il libro e di cosa parli. C’è della strategia?

In chiusura. Ritorna l’Intramontabile:

Marco

Scritto da Marco

gennaio 9, 2012 alle 14:29

Scuola mia, rimani come sei

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È tipico di chi ha paura del cambiamento estremizzare in modo radicale le posizioni sullo stesso affinché sembrino ridicole. Come se il cambiamento dovesse trionfare a prescindere, senza una riflessione ponderata e una sperimentazione graduale. E il risultato della satira di queste persone spesso non fa nemmeno ridere:

Profumo devolverà la poltrona ministeriale a Renzo Bossi, che, istigato dal padre, imporrà l’obbligo del grembiule verde e della foto della Padania accanto al crocifisso.
Ogni aula sarà dotata di un grande schermo, così si potrà accendere la televisione a piacimento. [..]
Ogni alunno avrà sul banco un iPad di ultima generazione che interagirà col suo cellulare, i contenuti didattici saranno trasferiti sui cd. Così i genitori non si lamenteranno più del costo dei testi scolastici e investiranno i soldi risparmiati nei più esorbitanti modelli di telefonini che, ovviamente, potranno squillare indisturbati in classe. Chiunque verrà avvistato con un libro in mano, fosse anche un classico o un pezzo d’epoca, riceverà immediatamente due giorni di sospensione. La figura dell’educatore sarà alternata, alle medie e alle superiori, da quella del neoprofessore. I neoprofessori dovranno superare un test di bellezza e giovinezza, non potranno avere più di ventinove anni, quelli coi capelli biondi acquisiranno due punti in più in graduatoria. [..]
Qui il resto (da Carmilla).

Update: qui Mantellini racconta in due parole il progetto “Scuola in chiaro”, voluto dal nuovo Ministro, realizzato con grande celerità, e online dal 12 gennaio. Un servizio di informazione (non formazione) che andava fatto già dieci anni fa.

Marco

Scritto da Marco

gennaio 3, 2012 alle 14:48

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Tanto rumore per nulla. Brunetta.

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Proprio mentre il ministro della PA stava facendo le valigie assieme al governo di cui ha fatto parte, la Ragioneria Generale pubblicava il Conto Annuale 2010. Come ogni anno posso quindi aggiornare il monitoraggio delle assenze dei dipendenti pubblici sulla base dei dati ufficiali di tutte le amministrazioni pubbliche (tutte le puntate precedenti della saga sono recuperabili dal post dell’anno scorso). Risultato: sul fronte della riduzione delle assenze dei dipendenti pubblici il ministro Brunetta lascia la PA esattamente come l’ha trovata, checché ne dicano le sue indagini.

Fonte: NoiseFromAmerika.

Marco

Scritto da Marco

novembre 15, 2011 alle 14:13

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A me piace copiare le cose dal mio Google Reader e metterle qui. Pappapero.

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Una canzone:

E un post di Mr Luca De Biase che dovete leggere.

Marco

Scritto da Marco

novembre 8, 2011 alle 10:59

Bartezzaghi e un gioco infinito

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Stefano Bartezzaghi, su Doppiozero, ci parla di Foster Wallace e del suo rapporto con i libri-novità.

“Aspettare; anticipare; affrettarsi; sospendere; ritagliare per dopo; ricordare; mettere sul comodino; spegnere la luce; trovare una panchina; spegnere il telefono; presentare al pubblico; parlare a chi non ha ancora letto; commentare per chi non ha ancora saputo, consultare il display con il timer della lavatrice; sincronizzarsi; acquistare un libro-novità; togliere il cellophan e l’etichetta libro-novità a un libro acquistato mesi prima; incominciare a mezzanotte a leggere un libro ex novità acquistato mesi prima (avendo sonno e dovendosi svegliare presto) e non poter dormire prima di averlo finito, imparare a procrastinare; sbobinare conversazioni tenute anni prima con una persona che ora è morta; pubblicare libri postumi; sentire in sogno una voce pacata e amplificata che allittera: “Play, please”. Il tempo, cosa non è.”

Alessandro

Scritto da Alessandro

novembre 7, 2011 alle 11:49

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Matteo Renzi e Foster Wallace

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Alessandro De Nicola parla di Matteo Renzi (e Keynes).
Sandro Veronesi, invece, ci racconta l’ultimo libro di Foster Wallace.

Marco

Scritto da Marco

novembre 4, 2011 alle 02:26

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